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Mia cognata e la sua amica. Estate 2025


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
28.03.2026    |    4.858    |    3 9.6
"Sara afferrò le caviglie di Ginevra e gliele sollevò sopra le spalle, penetrandola ancora più a fondo..."

SARA E LA SUA AMICA
STORIA VERA
ESTATE 2025



Il monitorino secondario del mio computer aziendale era acceso, ma non sul report di vendita trimestrale. No, lì splendeva, a tutto schermo, la vista ad alta definizione della stanza fitness di casa mia. Il cuore mi batteva all’impazzata, un tamburo sordo contro le costole. In ufficio, l’aria condizionata era gelida, ma io sentivo un caldo torrido salirmi dal basso ventre. Stanno per arrivare.

La porta d’ingresso si aprì nell’inquadratura della telecamera del corridoio. Entrò Sara, mia cognata, con il suo sorriso spensierato e i capelli biondo miele raccolti in una coda alta. Dietro di lei, una visione che mi tolse il respiro. La sua amica. Dio, aveva ragione. Alta, slanciata, con le curve sinuose di una modella. Capelli corvini che le scendevano sulle spella nude, già abbronzate. Indossavano solo leggeri vestiti estivi che promettevano di cadere da un momento all’altro.

“Il paradiso è qui,” sussurrai a me stesso, la mano già stretta attorno al tessuto dei pantaloni, sul mio cazzettino che, eccitato, si faceva sentire nonostante le sue modeste dimensioni. Le osservai mentre si dirigevano verso la stanza fitness, ridendo tra loro, inconsapevoli del mio sguardo avido nascosto nell’obiettivo del sensore di fumo.

Nella stanza, i gesti furono disinvolti. Sara accese i faretti soft della zona relax e l’umida penombra della sauna oltre la vetrata. Senza alcuna esitazione, cominciarono a spogliarsi. Ecco. La mora si voltò di schiena, sfilando il vestito. La sua schiena era un lungo, perfetto arco che si assottigliava verso una vita stretta, per poi esplodere in due natiche sode e rotonde, divise solo da un’ombra invitante. Si girò. Il suo seno era piccolo, sodo, con capezzoli scuri e eretti già nel caldo della stanza. E sotto, un piccolo, perfetto ciuffo di peli neri che disegnava un triangolo netto sul pube prominente. Una figa da leccare per ore.

Sara, invece, era una sinfonia di curve generose. Seni pieni e pesanti, con areole larghe e chiare, che oscillarono dolcemente quando si chinò a prendere un asciugamano. Era completamente depilata, liscia come la seta, il suo sex roseo e gonfio già visibile tra le cosce potenti.

Entrarono nella sauna. Attraverso il vetro appannato, le loro forme diventavano due statue di dee nel vapore. Mi chinai in avanti, il respiro corto, le dita che aprivano la cerniera dei pantaloni. Le osservai per venti lunghissimi minuti, mentre si rilassavano, si stiravano, si toccavano casualmente passandosi l’acqua. Ogni contatto era una scintilla per me.

Quando uscirono, lucide di sudore, la pelle che luccicava sotto le luci, il vero spettacolo cominciò. Sara stese un asciugamano sul lettino da massaggio. “Vieni, Ginevra. È il tuo turno.” La mora, Ginevra, obbedì con un sorriso languido, distendendosi a pancia in giù. Sara prese l’olio dalla mensola e, in quel gesto, il mio cuore sussultò. Lo sa. Sa esattamente dove lo teniamo.

Le sue mani, unte di olio caldo, iniziarono a scivolare sulla schiena di Ginevra. Lentamente, con una pressione decisa che faceva gemere l’altra di piacere. “Che mani magiche che hai…” mormorò Ginevra, affondando il viso nel lettino. Io intanto, finalmente, avevo estratto il mio membro dalla biancheria. Era duro, pulsante, ma piccolo, come sempre. Lo strinsi nel pugno, un gemito soffocato mi sfuggì dalle labbra. Questo è niente rispetto a quello che vedrò.

Il massaggio si fece più intimo. Le mani di Sara scesero lungo i fianchi, sfiorando i glutei, scivolando nell’interno coscia. Ginevra iniziò a muoversi, a sollevare il bacino, cercando il contatto. Sara non si fece pregare. Con una mano continuava a massaggiare, con l’altra… con l’altra iniziò a carezzare la fessura umida che si intravedeva tra le natiche serrate. Ginevra emise un lungo sospiro roco. “Sì… proprio lì…”

Poi, il cambiamento. Sara si spostò, aiutando Ginevra a girarsi a pancia in su. I suoi seni piccoli e sodi puntavano verso il soffitto, i capezzoli duri come pietre. Sara, in piedi accanto al lettino, le guardò con intensità. Senza fretta, si chinò. E la leccò. Non un bacio, non una carezza. La sua lingua, lunga e abile, partì dall’ombelico e scese dritta, senza esitazione, su quel ciuffetto nero. Un’unica, lunga, lenta passata che fece sobbalzare Ginevra e gridare.

“Cazzo, Sara!” urlò l’amica, le mani che si aggrappavano ai bordi del lettino.

Io strozzavo il mio cazzo, pompando su e giù con un ritmo frenetico. Le sta leccando la figa. Me lo sto facendo guardando mia cognata leccare la figa a una modella. La visione era surreale. La testa bionda di Sara sepolta tra le cosce della mora, le sue spalle che si muovevano mentre la sua lingua lavorava, sapiente, profonda. Ginevra si contorceva, i suoi fianchi si alzavano per incontrare quella bocca avida, le sue dita si intrecciavano nei capelli di Sara per trattenerla lì.

Il primo orgasmo di Ginevra fu violento. Un grido strozzato, il corpo che si inarcò a ponte, tremante, mentre Sara continuava a succhiare e leccare, prolungando le sue contrazioni. Io eiaculai con un gemito soffocato, lo sperma che schizzava caldo e scarso sulla mia mano e sul pavimento dell’ufficio. Ma non era finita. Non poteva finire lì.

Sara si alzò, il mento lucido dei succhi di Ginevra. Aveva uno sguardo predatorio. “Ora voglio di più,” disse, la voce roca. Si voltò e, con una familiarità che confermò ogni mio sospetto, aprì l’armadietto basso accanto alla cyclette. Da lì estrasse lo strap-on di mia moglie. Un giocattolo imponente, di un rosa realistico, che fece urlare Ginevra in un misto di sorpresa e desiderio.

“Lo sapevo che lo trovavi,” ansimò Ginevra, gli occhi fissi su quell’oggetto.

Sara se lo legò attorno ai fianchi con l’imbracatura, il dildo che sporgeva minaccioso e invitante dal suo pube liscio. Era una vista paradossale e incredibilmente eccitante: la sua femminilità esposta, sormontata da un simbolo di dominio maschile. Si avvicinò al lettino. Ginevra era già pronta, le gambe spalancate, la sua figa gonfia e luccicante di desiderio e saliva.

“Prendimi,” ordinò Ginevra.

Sara si posizionò tra le sue cosce. Con una mano guidò la punta del dildo, bagnandola con l’umidità di Ginevra, poi la premette contro l’ingresso. E spinse. Lentamente, inesorabilmente, il giocattolo rosa scomparve dentro di lei. Ginevra urlò, la testa che cadeva all’indietro, il collo inarcato in una linea di puro estasi. Sara iniziò a muoversi, con colpi lunghi e profondi, affondando tutto il dildo dentro di lei ogni volta. Il rumore della pelle che sbatteva, dei gemiti, dei respiri affannati riempì la stanza e le mie cuffie.

Io, nel frattempo, ero di nuovo duro. Mi ero pulito alla bell’e meglio e ora mi stavo masturbando di nuovo, con furia, il mio cazzo piccolo che sfrecciava avanti e indietro nel pugno. Guardavo Sara, i suoi seni che ballavano ad ogni spinta, il suo viso contratto nello sforzo e nel piacere, mentre fottava la sua amica con il cazzo di gomma di mia moglie. L’assurdità, il tabù, il perverso voyeurismo… era una droga.

Il ritmo aumentò. Sara afferrò le caviglie di Ginevra e gliele sollevò sopra le spalle, penetrandola ancora più a fondo. Ginevra non gridava più parole, solo suoni gutturali, animali. La sua mano volò tra le sue gambe, le dita che cercavano il clitoride, strofinando freneticamente mentre veniva penetrata. Io sentii la seconda ondata salire, più potente della prima.

“Sto per venire… sto per venire di nuovo!” urlò Ginevra.

“Vieni,” ringhiò Sara, accelerando le spinte. “Vieni sul cazzo di mia sorella!”

Quelle parole furono la mia fine. Con un urlo muto, eiaculai per la seconda volta, lo sperma che mi schizzava addosso mentre sullo schermo Ginevra veniva travolta da un orgasmo violentissimo, il suo corpo scosso da tremiti incontrollabili. Sara continuò a pompare, prolungando la sua piacevole agonia ....

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